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Progetto

So Far, So Good è ambientato in una fantomatica struttura sanitaria di una città senza nome e connotazioni geografiche.

Il JFK, questo il suo criptico acronimo, costituisce un piccolo e variegato mondo dove si intrecciano le vite, le frustrazioni, le manie ed i quotidiani problemi di tutti i personaggi che lo animano e dove nascono brevi storie, che a volte continuano il giorno dopo e quell’altro ancora.

 

Ma se il luogo è ignoto non lo sono i pregi e difetti dei suoi personaggi.

Più gli ultimi a dire il vero. 

Non serve aver lavorato in una struttura sanitaria per riconoscerli, basta esserci stato una volta nella vita. Ed ovviamente esserci uscito con le proprie gambe.

 

In So Far, So Good di personaggi ce ne sono molti. Perché, diversamente dagli altri mondi immaginari, è una striscia corale. Non uno o pochi protagonisti ma un personaggio per ciascuna delle principali figure del mondo ospedaliero e di quelli che ci orbitano intorno.

Ognuno troverà quello nel quale riconoscersi, riconoscere il collega della stanza accanto o del piano di sotto, il professionista detestato o il paziente visitato. O viceversa.

So Far, So Good è infatti democratico, non risparmia nessuno.

 

Il nome, frase idiomatica d’oltremanica, già anticipa al lettore qualcosa sul mondo del JFK dove ogni giorno, con sano fatalismo ed in attesa dell’imminente sciagura, si guarda al domani. 

Un mondo cinico, menefreghista e "pressapochista" quanto basta (e avanza), spesso immaginifico, esagerato, a volte surreale o esageratamente reale nel quale la morale non ha dimora, semmai ne avesse una.

So Far, So Good non è, bisogna dirlo (soprattutto alla Commissione per la Censura), una striscia politically correct ed è consigliata ad un pubblico adulto.

Perché anche la Pediatria del JFK è un luogo per soli adulti.

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